Sulle strade della Fiction


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ThrillerMagazine
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MessaggioInviato: Dom 17 Gen, 2021 9:23 am    Oggetto: Sulle strade della Fiction   

Sulle strade della Fiction





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Roberto Pastore
Allievo
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MessaggioInviato: Dom 17 Gen, 2021 9:23 am    Oggetto: Sulle strade della Fiction   

NOTA DELL'AUTORE

Per parafrasare l'autrice della recensione, lascia perplessi la scelta di iniziare una critica sostanzialmente molto positiva con una questione di lana caprina, che, pur riguardando solo il titolo del volume (quasi che il sottotitolo non contasse nulla), rischia di creare nell'internauta un pregiudizio così negativo da scoraggiarlo a leggersela sino in fondo. Ma tant'è. 
Entrando comunque nel merito dell'appunto, in Italia si è effettivamente affermata a livello giornalistico una tendenza in base alla quale spesso le serie americane sono ancora definite "telefilm", mentre gli omologhi prodotti italiani assumono la più generica denominazione di "fiction televisiva". Risulta un po' bizzarro, fra l'altro, che vengano utilizzati questi due termini anglofoni quando proprio negli USA si preferisce invece ricorrere alla distinzione tra TV miniseries e series, dai toni drama o comedy. Come molte convenzioni, però, quella consolidatasi tra gli addetti ai lavori italiani appare arbitraria e andrebbe messa in discussione. Anche se una buona fetta dell'odierna produzione del nostro Paese è costituita da film per la TV in due parti (che io mi rifiuto quindi di chiamare “miniserie”), non si comprende allora perché l'etichetta di "fiction" debba essere appiccicata pure a serie lunghe come Don Matteo solo in quanto italiane, mentre nel caso di quelle a stelle e strisce dal formato analogo si continua a parlare di "telefilm". E ancora: le fiction della TV statunitense sono tutte "telefilm" in senso tecnico? La risposta è no: nella storia del piccolo schermo d'oltreoceano, ad esempio, la stragrande maggioranza delle sit-com è stata realizzata in elettronica, ossia su videotape, e non su film (pellicola). 
Per tornare al titolo del mio libro, al momento di ideare la prima edizione (uscita nel 2002) avevo pensato a Sulle strade della serialità, ma l'assonanza con il testo di Alberto Abruzzese Ai confini della serialità mi indusse poi a optare per "fiction", che doveva servire anche a sottolineare la differenza tra rappresentazione scenica e vita reale (il concetto di serialità, del resto, è pure più vago, dato che va ben oltre tutto quello che è televisivo e fictional). L'associazione con i telefilm polizieschi americani, a parte l'inequivocabilità del sottotitolo e della foto di copertina, mi sembrava garantita dalla locuzione con cui ho inteso citare il titolo italiano di una delle migliori serie di genere degli anni '70, Sulle strade della California (in originale: Police Story). Pur nel rispetto delle opinioni di tutti e senza polemica, dunque, ritengo che non vi sia alcuna contraddizione. Altrimenti, bisognerebbe cominciare a domandarsi come mai rassegne nostrane quali le defunte "UmbriaFiction" e "RomaFictionFest", pur chiamandosi tali, non escludessero i prodotti statunitensi... E magari smettere pure di definire gialli molti romanzi di Agatha Christie soltanto perché il termine "giallo" è rigorosamente italiano.
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